23 Ott Fragilità
La fragilità nell’arte e nella poesia
Tendere all’eterno com’è nell’aspirazione
dell’uomo e dell’opera d’arte,
non è abitare l’eterno.
Pensiamo alle figure ai disegni ai dipinti e alle sculture di Alberto Giacometti, emblemi di diafana fragilità nella quale si rivela una trasparente immediatezza nella sua straziante fenomenologia alla nostra incorporeità e alla nostra inconsistenza materica.
Pensiamo alle rappresentazioni che l’arte ci ha restituito nei secoli delle fragilità e sofferenza del Dio fatto uomo. La sua Via Crucis: una fragilità consegnate al rito, alla commemorazione. E intorno, una compassione che l’arte ha raccontato, interpretato. La fragilità e il dolore, nell’arte, si sono fatte colore e pietra, luce e ombra, disegno e forma. La pietà e la fragilità si sono mostrate nella lingua della bellezza e della sua insufficienza, dell’armonia e del suo inganno. Una storia della Pietà ci racconta il cammino degli artisti verso quel confine dove la meditazione si congiunge con la ricerca formale, la preghiera prende la via della cura della fragilità nei confronti del particolare figurativo, attingendo anche alla immaginazione popolare e, a sua volta, alla prima iconografia religiosa. Una poesia di Emily Dickinson sulla fragilità e sulla misteriosa durata della parola: Una parola nuore/appena è detta/dice qualcuno-/io dico che comincia/ appena a vivere/quel giorno.
Fragilità sociale e comunità di cura
[…] Conosciamo noi stesso solo fin dove
siamo stati messi alla prova.
Ve lo dico
dal mio cuore sconosciuto.
Wisława Szymborska
Nascendo non tanto da tesi psicologiche ma fenomenologiche, le fragilità delle persone sgorgano dalle aree più profonde della nostra interiorità e/o anche da condizioni di malattia che rivelano fragilità oggettive e inquiete: parte ordinarie o straordinarie della vita.
La dimensione sociale è presente in molti strumenti di valutazione della fragilità che oggi vengono posti in evidenza e utilizzati nelle indagini di cura, con semplificazioni utili (ma non sufficienti) nel “misurare” gli indici anche di gruppi omogenei. Presentano domande che indagano questi aspetti: supporto sociale; rete, contesto e ruolo sociale; condizione famigliari; solitudine e vivere da soli; stato socio-demografico; stili di vita; attività lavorativa presente e passata; contesto culturale.
Salute e malattia sono due aspetti del nostro vivere, il medesimo volto di ciò che nel linguaggio ordinario chiamiamo semplicemente salute. È per questo che ogni qual volta che ci rivolgiamo all’altro chiedendo come ti senti? Inauguriamo una relazione di cura. È così che il malato non resta mai al di fuori del tempo poiché “resta nel tempo della cura”, che altro non è che il tempo autentico dell’esistere, dato che l’essere dell’esser-ci si rivela come Cura.
E allora prepariamo un’etica della cura anche alla fragilità come teoria politica che generi responsabilità condivise nelle istituzioni, nelle organizzazioni della salute e nelle community e che forniscano le piattaforme a quella rete reale di relazioni umane preconizzate da Hannah Arendt. Un significativo concorso di parole, pensiero ed azione sul piano antropologico, palesando l’ineluttabile dato di fatto della fragilità, consapevoli della ricchezza umana che è in essa. Quella non solo visibile negli occhi pieni di lacrime.
La fragilità nelle organizzazioni complesse e nelle imprese
La logica dell’ottimizzazione imposta dalla tecnica
ha un solo obiettivo: raggiungere il massimo degli scopi
con l’impiego minimo dei mezzi
e nel più breve tempo possibile.
Umberto Galimberti
Cosa significa essere un’organizzazione robusta o fragile o resiliente?
Ci dice Francesco Morace che “accettare fragilità e incertezza per chi è cresciuto nell’era della prosperità è compito assai difficile, perché questa sensibilità non è stata mai insegnata, né in famiglia né a scuola e all’Università.” Anche per questo il mondo delle organizzazioni pubbliche e private e le imprese si possono evidenziare fragili e utili laboratori. Un mondo/mercato che in passato ha prosperato sull’ideale del consumo felice e che oggi viene spesso chiamato al capezzale di una società penitente anoressica e bulimica.
Ma è stata progettata e attivata una nuova bussola che ci orienta; la responsabilità civile e quella culturale, che convergono in una nuova definizione: cittadinanza di impresa. Ciò significa riconoscere la convergenza tra gli interessi privati delle imprese e del loro business con la solidarietà sociale che alimenta la convivenza sociale, finalmente intesa come un bene comune inalienabile
“Antifragilità. Quando soffiano forti venti, non costruire muri, ma piuttosto mulini a vento; c’é un modo per convertire ogni fragilità in combustibile per il miglioramento.”
La fragilità del mondo e della terra
L’uomo si è confermato un pericolo non soltanto
per se stesso, ma per l’intera biosfera.
Hans Jonas
Ci ricorda Hans Jonas che il pericolo scaturisce dalle smisurate dimensioni della civiltà tecnico- scientifica-industriale di cui le guerre ne sono una parte terribile, più visibile mediaticamente, ma non sono fra i maggiori pericoli per la terra. Con quello che facciamo ormai a livello planetario, qui, ora, influenziamo in modo massiccio la nostra vita e quella di milioni di uomini e di altri luoghi e ancora a venire, che nella questione non hanno avuto voce in capitolo. Abbiamo messo ipoteche sulla vita futura per vantaggi e bisogni presenti e a breve termine, e a questo riguardo per bisogni creati da noi stessi.
Riscaldamento climatico e perdita della biodiversità, inquinamento ed erosione delle risorse sono fra le fragilità più eclatanti e drammatiche del nostro “successo dell’Antropocene: una era in cui il nostro agire umano ha raggiunto l’assoluta priorità, l’apice della potenza dell’illimitato ottimismo, rovesciandosi però, allo stesso tempo, in possibile autodistruzione. Al principio speranza dobbiamo contrapporre il principio responsabilità che ne è la cura. Anche la paura fa parte delle responsabilità altrettanto quanto la speranza. La paura è oggi più necessaria che in qualsiasi altra epoca in cui, animati dalla fiducia nel buon andamento delle cose umane, si poteva valutarla una debolezza dei nevrotici catastrofisti. Perché finora la “responsabilità” non è stata posta la centro della teoria etica?
Anche Dio facendosi uomo
esce di fatto dalla sua antifragilità
e accetta la possibilità del fallimento.
Quattordici fragilità della società contemporanea si sono manifestate in ciascuna delle stazioni della Via Crucis nella 37ª Giornata Mondiale della Gioventù, 2023. Le fragilità del mondo le hanno gridate a Lisbona, Portogallo oltre un milione di giovani provenienti da tutti continenti, nei primi giorni di questo agosto. Hanno animato il cammino della croce insieme a Papa Francesco ricordando i dolori contemporanei, le ferite, le fragilità e i gemiti che risuonano nel cuore dei giovani che hanno partecipato a una consultazione online. I risultati del sondaggio sono serviti come base per la creazione della narrazione delle persone provenienti da 22 Paesi, tra cui Zimbabwe, Cile e Vietnam.Scrive Mimmo Muolo, inviato a Lisbona per il quotidiano Avvenire, che nei testi delle meditazioni vi sono state: l’eco della mancanza di futuro per i giovani «quando non si riesce a trovare lavoro e l’accesso all’istruzione è impossibile». Della guerra e della violenza anche «nei matrimoni e nelle relazioni, degli abusi sui minori. Dell’egoismo che porta a guardare solo se stessi, «concentrati sul proprio cellulare» «un selfie dopo l’altro», aspettando i like degli altri. Di un «mondo pieno di esclusioni e intolleranze» e di «persone che non possono esprimere liberamente le loro idee». Di «ansia, depressione, problemi alimentari, burnout. E ancora: di «consumo incontrollato delle risorse della vita», di «estinzione di alcune specie», di «devastazione delle foreste». Come pure di persone scartate (ad esempio gli anziani). Mentre c’è chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalla mancanza d’acqua, dalle persecuzioni politiche.
Ma per ogni caduta della Via Crucis (anche la droga, la pornografia, l’alcol), risuona soprattutto la voce di Gesù. «Io cado con te per rialzarti con me», dice un passaggio delle meditazioni. Sembra scritto per ribadire le parole con cui il Papa aveva chiuso il suo discorso a braccio riferendosi alle meditazioni della Via Crucis : «Oggi faremo il cammino delle nostre ansie e solitudini. Ognuno pensi alle proprie fragilità, alle miserie che danno paura. E che l’anima torni a sorridere.
Per ritornare all’inizio
[…] ma sono certo,certissimo, che un uomo
che legge poesia si fa sconfiggere meno facilmente
di uno che non la legge.
Josif Brodskij
Come abbiamo aperto questo breve scritto sulla fragilità con parole di Eugenio Borgna, così con lui lo concludiamo, pronti per prossime opportune riprese.
“Come non confrontarsi allora con le fragilità che si nascondono nella profondità del nostro io, della nostra coscienza, condizionando i nostri comportamenti, i nostri modi di vivere e di essere in relazioni con noi stessi, e con gli altri, con la nostra comunità di destino? La fragilità è una spina nella carne ma è contemporaneamente la premessa a considerare la nostra vita, e quella degli altri nella loro precarietà e nella loro debolezza nella loro gentilezza e nella loro tenerezza. Saper riconoscere le nostre fragilità, comprendere la loro significazione umana, ci consente di essere di aiuto agli altri sulla scia di parole di gesti di silenzi e di lacrime, che smuovono le montagne dell’indifferenza e della noncuranza, dell’apatia e della violenza, che inaridiscono l’anima, e le tolgono il respiro. Le fragilità fisiche si vedono facilmente ma non è così per le fragilità dell’anima che non si vedono facilmente, come del resto non si vedono i moti con cui ciascuno di noi rivive interiormente la fragilità del corpo. Non c’è altra strada nel conoscerle se non quelle che ti fa guardare con l’intuizione negli abissi della nostra interiorità”.
- Foto di Daniel Kirsch da Pixabay