20 Lug La bellezza salverà il mondo?
di Aldo Premoli
È un motto pervasivo, un ricciolo, un decoro che si adatta ormai ad ogni evenienza.
Lo usano gli oratori per strappare l’applauso finale alla propria prolusione, i conduttori televisivi per compiacere il pubblico e milioni di utenti sui social per concludere post più o meno significativi.
Inevitabilmente mi si è riaffacciato alla mente quando nelle sale della Kunsthaus di Zurigo mi sono trovato ad ammirare gli straordinari pezzi della Collezione Emil Bührle.
Collezione (circa 170 pezzi) celebre per capolavori di artisti come Monet, Cézanne, van Gogh, Renoir, Degas, Gauguin, Modigliani: dipinti che hanno fatto di questo museo una meta obbligata per i cultori dell’arte impressionista e post-impressionista francese.
Tra i più celebri figurano Il seminatore al tramonto di Van Gogh o Il ragazzo con il panciotto rosso di Cézanne.
Di recente ristrutturate da David Chipperfield alcune pareti delle sale che la ospitano però sono vuote.
Attraggono l’attenzione perchè mancano i quadri ma non i loro sostegni: lì a fianco alcune schede introducono alla biografia di Emil Bührle (1890–1956) commerciante d’armi, collezionista d’arte e mecenate.
La collezione è da sempre oggetto di dibattito a causa delle modalità con cui è stata costruita.
Figlio di un funzionario delle tasse, Bührle cresce a Friburgo, dove studia letteratura e storia dell’arte.
Il primo conflitto mondiale però lo strappa agli studi e l’esperienza del fronte lo trasforma un uomo che guarda “negli occhi, con sobrietà, la cruda realtà” (il virgolettato è suo).
Al termine del conflitto non torna subito civile, ma è ufficiale in uno dei corpi franchi che in Germania partecipano alla repressione delle insurrezioni comuniste.
Bührle a Zurigo arriva nel 1924 chiamato a ristrutturare la Werkzeugmaschinenfabrik Oerlikon (140 dipendenti) che trasforma nella più grande azienda di difesa svizzera con 6.000 dipendenti nel 1956.
Nel periodo tra le due guerre, la WO è coinvolta nel programma segreto di riarmo tedesco e si concentra sulla produzione di cannoni antiaerei da 20 mm. All’inizio del secondo conflitto, Bürlhe vende inizialmente alle potenze Alleate (per circa 60 milioni di Franchi svizzeri) alla caduta della Francia, rifornisce la Germania nazista e le potenze dell’Asse (per oltre 540).
Non appena la sconfitta della Germania nazista diventa evidente, Bührle torna a schierarsi sull’altro fronte.
Negli anni ’50 orienta con successo WO verso il blocco occidentale, la modernizzazione delle forze armate svizzere e la corsa al riarmo dei paesi decolonizzati.

Alla fine degli Anni ’30 Bührle già possiede un patrimonio personale di 8 milioni di franchi che nel 1945 sono diventati 162.
Divenuto l’uomo più ricco della Svizzera e si dedica alla formazione della sua collezione d’arte.
Nel giugno del 1940 Bührle era già stato invitato a far parte del consiglio di amministrazione che si occupa della crescita della Kunsthaus di Zurigo. Grazie alla sua doppia attività di collezionista d’arte e mecenate, Bührle mantene ottimi rapporti con le autorità locali e nazionali e con le reti internazionali.
Nella sua esistenza commerciali e artistici si intrecciano: i viaggi oltreoceano per vendere missili WO gli permettono di accedere ai mercati dell’arte di Londra e New York. Nel dopoguerra Bührle è ben integrato in circoli liberali e anticomunisti: lui stesso si considerava un imprenditore “in prima linea in questa Guerra Fredda” (così nel 1955).
Le prime importanti acquisizioni di opere d’arte in ogni caso risalgono agli anni ’30 quando comincia a disporre dei capitali che gli provengono dalla sua attività di esportatore di armi. In quel momento il mercato dell’arte europeo è influenzato dalla crisi economica e dalle confische su base razziale operate dai nazisti. Durante l’occupazione tedesca Bührle acquisisce a Parigi 16 opere espropiate a galleristi e collezionisti ebrei.
Delle 93 opere “raccolte” tra il 1941 e il 1945, 13 dopo la guerra saranno considerate “saccheggiate” e Bührle affronterà procedure di restituzione ai legittimi proprietari ebrei.
Nove di esse comunque le riacquista..

Fino alla sua morte, avvenuta nel 1956, Bührle raccoglie 600 opere d’arte per per cui ha impegnato 39 milioni di Franchi svizzeri.
Con oltre 6 milioni di franchi svizzeri ha coperto il costo di un ampliamento del Kunsthaus, in augurata nel 1958 quando si era già spento.
Sulla sua passione per “la bellezza” non ci possono essere dubbi.
Per approfondire https://www.kunsthaus.ch/en/sammlung/private-sammlungen/emil-buehrle/