30 Giu Il linguaggio unico di Lella e Massimo Vignelli
C’è un’esposizione, attualmente in corso alla Triennale di Milano, che pare costruita per rendere giustizia a Massimo (1931 –2014) e Lella Vignelli (1934 – 2016), progettisti e graphic designer italiani a lungo considerati “ambasciatori del design italiano negli USA” seppure come interpreti di una particolare di una versione “mediterranea” più agile ed elegante della grafica svizzera e tedesca che pure ammiravano.
Non sempre nel nostro Paese il loro contributo a questa disciplina è stato apprezzato come avrebbe meritato, ma questa è un’altra storia.
Provenienti lei da Udine, lui da Milano, Lella e Massimo si incontrano allo IUAV di Venezia si sposano nel 1957 e da quel momento formano una coppia sentimentale e professionale indistruttibile.
Per capire la qualità dell’insegnamento di quell’Università baserà ricordare che fra i commissari dell’esame di laurea di Lella compaiono Carlo Scarpa, Bruno Zevi, Franco Albini, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Giuseppe Samonà: il Gotha dell’architettura italiana di quegli anni.
In ogni caso dopo essere convolati a nozze la coppia apre il primo uno studio a Milano nel 1960, ma non sanno resistere all’attrazione di New York che immaginano come centro cosmopolita dotato di possibilità illimitate: la raggiungono nel 1965 e vi si stabiliscono. Massimo è tra i fondatori di Unimark International Corporation dove insieme a Bob Noorda progetta la mappa della metropolitana della città considerata ancora oggi un’icona assoluta del graphic design. Nel 1971 riprendono l’attività professionale indipendente sotto l’egida Vignelli Associates.

Veduta dell’esposizione @Triennale Milano
Negli spazi dedicati al piano superiore della Triennale sono ora esposti oggetti, arredi, disegni, modelli, bozzetti, fotografie, packaging, gioielli, marchi, libri, copertine e riviste, che ricostruiscono la storia di questi due progettisti capaci di muoversi tra comunità creative diverse senza mai perdere la loro straordinaria unicità di linguaggio.
Il visitatore si imbatte in un percorso espositivo cronologico che da conto di progetti molto diversi tra loro: compaiono i progetti sviluppati per Ford Motor Company nel 1967, la grafica pensata per Feltrinelli, i lavori sviluppati in ambito moda per Benetton o i Fratelli Rossetti, nella gioielleria per San Lorenzo e Clero Munari, nell’ ambito dell’arredamento per Knoll, Poltrona Frau o Venini, quelli destinati all’enologia per Feudi di San Gregorio, senza dimenticare lo studio del broadcasting televisivo per il TG2 della Rai (1988).
Qualunque sia la tipologia di appartenenza, i loro progetti sono il risultato di un processo logico a cui i Vignelli aggiungevano spontaneamente qualcosa di indefinibile, derivante dallo speciale tipo di sensibilità italiana difficile da ricondurre alla sola ragione.
Che si tratti di un libro o di una sedia o di un brand aziendale il loro obiettivo è sempre stato quello di comunicare in maniera tanto corretta quanto efficace con il maggior numero persone.

Veduta dell’esposizione @Triennale Milano
Lella e Massimo Vignelli, A language of clarity, Triennale di Milano, sino al 6 settembre.