23 Ott Fragilità
Anziani e fragilità
L’uomo occidentale sente tutta la debolezza del teismo
e si dimostra ugualmente scettico nei confronti dell’ateismo.
Raimon Panikkar
Qual è la vita emozionale nella condizione anziana e quale importanza hanno in essa le molteplici fragilità? Possono di nuovo nascere oscillazioni e tempeste emozionali, non sempre arginate, se permane autentica e dotata di senso la vita ancora da vivere. Non vorrebbero attraversare anni in difesa, compensandosi con le loro più semplici abitudini. Vorrebbero non perire lentamente di noia e di tristezza, ma esprimere la progettualità di cui sono ancora capaci ed essere ascoltati non con indifferenza patetica o in arida e ghiacciata compassione. “Ogni età della vita, anche quella dell’anzianità e della vecchiaia, non sono solo destini biologici ma anche destini sociali” ci ricorda Eugenio Borgna.
Le attività che propongono nei migliori dei casi le organizzazioni pubbliche e private e le associazioni del volontariato che si occupano di anziani, riguardano le tematiche della fragilità: sull’invecchiamento attivo e il sostegno agli anziani non autosufficienti; sulla qualificazione dei caregiver familiari e degli assistenti familiari e degli operatori socio-sanitari; sulla prevenzione della violenza di genere e gli abusi in famiglia e nelle strutture; nella lotta alla povertà d’anzianità e nel sostegno all’inclusione sociale. A tutte queste attività di base bisogna assolutamente aggiungere e far crescere “correnti d’amore” famigliari poiché il mantenimento del potenziale cerebrale passa attraverso l’accettazione emotiva-affettiva di chi lo circonda.
“Invecchiando”, ci ha detto James Hillman, ”riveliamo il nostro carattere, pensando a ciò che ha plasmato la nostra faccia, con le abitudini contratte nella vita, le amicizie frequentate, le peculiarità auto-assegnate, le ambizioni inseguite, gli amori incontrati e che ho sognati, i figli per i quali abbiamo partecipato alla loro generazione”.
Caregiver : la loro fragilità
Sono un caregiver,
sarò un caregiver,
sono stato un caregiver,
avrò quasi certamente la necessità del supporto di un caregiver.
È ormai di uso comune anche in Italia il termine caregiver per caratterizzare colui – ma più spesso colei – che presta assistenza in modo gratuito ad un famigliare o a una persona cara in situazione di grande fragilità e spesso di non autosufficienza. In Italia i caregiver superano ampiamente i 10 milioni (dati Istat 2022). Più volte è stato detto e scritto che i caregiver vivono un proprio paradosso, essendo cioè figure centrali e di riferimento in ogni fase dell’assistenza ai più fragili, ma che tendono loro stessi divenire fragili.
Cos’è il burnout del caregiver (che in italiano si traduce con “bruciato” ) e quali sono i sintomi che determinano una loro aumentata fragilità, uno stato di esaurimento emotivo, fisico, morale generato da un carico eccessivo di stress?
Ricerche recenti hanno dimostrato che un caregiver costretto a seguire una persona ad alta disabilità accorcia la propria durata di vita. La fragilità del caregiver è rappresentata da diversi sintomi e manifestazioni esteriori: improvvisa e urgente voglia di piangere, sensazione di inutilità/disperazione, reazioni sproporzionate rispetto alla gravità del problema, stanchezza significativa, scomparsa delle relazioni sociali, tensione emotiva costante, sensazione di rabbia frequente in sé e verso il famigliare assistito, desiderio di morte per il famigliare e desiderio di morte per se. La sindrome di burnout presenta anche altri sintomi della fragilità accumulata e che spesso vengono sottovalutati o confusi con stanchezza normale e fisiologica. I più frequenti sono gli stati d’ansia collegati all’insonnia o una generale fragilità, causa la diminuzione delle difese immunitarie.
La fragilità del linguaggio umano: parola, ascolto, colloquio e silenzio
Le parole che sgorgano sanno di noi molte
più cose di quelle che noi sappiamo di loro
René Char
Questo breve capitoletto (seppur il più lungo degli altri di questo scritto) richiama “profonda in superficie” la fragilità delle parole e del silenzio nell’esperienza umana. È, a parer nostro, il più importante in assoluto, perché la fragilità nel linguaggio umano: parola, ascolto, colloquio, silenzio attraversa, promuove e condiziona tutte le fragilità conosciute e consapevoli, più delle volte inconsapevoli a noi stessi: difficili da “portare anche al linguaggio”. Abbiamo in questo caso, data la vastità dei riferimenti possibili e impossibili da trascrive, raccolte parole e pensieri di molti maestri incontrati personalmente o nei loro scritti di: filosofi, poeti, scienziati, biologi, psichiatri e psicoanalisti, scrittori, musicisti, pedagogisti, sociologi, matematici….: italiani e di tutto il mondo. Le citazioni sono poste tout de suite senza l’indicazione dell’autore reale o presunto, poiché sappiamo che non ci può essere copywright su parole o silenzi. Chiunque di noi quando parla o scrive ridice il già detto: ciò che ha ascoltato o letto di altri, nella loro e sua transizione terrena.
Ovviamente abbiamo scelto di trascrivere quei grumi mi parole/pensieri fra arcipelaghi di senso che rammemoranti ci ricordano l’importanza del linguaggio e della parola con la loro fragilità quando questa molte volte è ”povertà di parola depotenziata” per ragioni contingenti di cultura e di frequentazioni o non frequentazioni abituali, si presenta a noi e in noi continuamente, in ogni istante della vita: all’infinito.
Avanti: proviamoci:
Quante volte in un giorno avvertiamo le presenze di fragilità e silenziose richieste d’aiuto?
Le emozioni spezzano il cuore se non sono portate alla luce del linguaggio.
Le parole hanno una superficie, e hanno una profondità: l’una visibile e l’altra invisibile.
Le parole filtrate dal cuore sono speranze nei deserti del dolore, verso l’antifragilità.
La cultura, vi piaccia o no, non si libra nell’aria, è semplicemente cervello.
Non lasciamoci ingannare dai pregiudizi che considerano le fragilità come malattie.
Smartphonisti: la tribù con la testa china che preferisce messaggi brevi, spesso iconici
La nostalgia di parole nell’ascolto: il nostro destino.
Cosa sarebbe la condition humaine stralciata dalla fragilità e dalla sensibilità, dalla debolezza e dalla instabilità?
Sono fragili le parole che aiutano a vivere: da ricercare o riscoprire nel silenzio che si rompe facilmente
La parola è il tratto costitutivo e distintivo dell’uomo.
Le parole appartengono le une alle altre.
C’è silenzio che si sostituisce alla parola nel dire il dolore e l’angoscia, la gioia e la speranza.
Non è facile decifrare gli orizzonti di senso del silenzio.
Come indicare parole che non è possibile insegnare?
La distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione.
Le parole sono la mia memoria, la mia narrazione.
Io sono fatto di parole, magari silenziose.
Cosa resta di una fragilità ferita?
La gioia è emozione fragilissima e impalpabile, radicalmente diversa dalla felicità.
Educare alla parola, a partire dalle implicazioni neurobiologiche.
Ma la parola è una facoltà che va coltivata e affinata per tutta la vita.
Non conosco nulla che abbia tanto potere quanto la parola..
Ogni lingua nazionale diventa poliibrido.
L’istruzione deve immediatamente affrontare la cultura digitale, senza limitarsi ad essa.
La parola e il pensiero sono dunque l’orizzonte in cui ciò che si manifesta è accolto.
Il mondo moderno globalizzato rischia superficialità e gli errori nella fragilità. La digitalizzazione dei sentimenti, ridotti a pochi segnali diventano fuga dalla parola e dalla conversazione. E con quali modificazioni nei centri del linguaggio parlato dell’emisfero sinistro del cervello? si aggiungerà forse un centro per la comunicazione digitale?
Il linguaggio è alla basa della nascita della razionalità e ha dato luogo alla modificazione del comportamento umano. Senza la comunicazione verbale la specie umana avrebbe continuato a sopravvivere come tutte le altre specie. L’evoluzione ha impiegato millenni a modificare il cervello per fornire la parola all’uomo, che ha poi inventato la scrittura: protesi della memoria. E ora il texting.
L’inglese globish, con le sue 1500 parole rischia di essere solo lingua di mercato che obbliga alla povertà del colloquio. L’Oxford Dictionary conta 610.00 termini.
E’ noto che costituisce un grande piacere del cervello riuscire ad esprimere un pensiero con le parole più adatte, migliori e comprensibili.
Il grande magazzino del vedere è fatto di parole che salvano.