Cattiva Informazione

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Bene, chiarisco subito che io i social li frequento poco. Li conosco però abbastanza per sapere cosa significa un linciaggio ai tempi di internet. Sono cosciente dei casi estremi in cui la cattiveria, qui nella peggiore delle accezioni, sporca, infanga, perseguita, fino a portare giovani ragazze a suicidarsi perché grasse o perché escluse dal “gruppo”. Ma allora, perché considerare interlocutori gli “odiatori” di professione che infestano e infangano anche il dibattito pubblico? Persone – stando alle definizioni degli psicologi – “che diventano aggressive quasi sempre dopo aver subito a loro volta aggressioni o violenze. E come ogni essere umano imparano a dare alla vita ciò che da essa ricevono. E se sentono dolore, la reazione istintiva è vendicarsi di quel dolore provocandolo a loro volta”. Insomma, “l’origine della cattiveria, nel loro caso, potrebbe essere ricercata nelle dinamiche sociali in cui la persona-il cattivo- è cresciuta”. Una escrescenza della modernità, a ben guardare, ma che rappresenta uno dei più importanti fenomeni di costume.

Bisogna seguirli, i social, ovviamente e a maggior ragione, senza infilarsi nei meandri della morale o della psichiatria, per l’influenza che hanno sul dibattito politico che a sua volta li alimenta, in un continuo gioco degli specchi. Se un politico, come è ormai normale, parla attraverso Tweet, o Instagram o Tik tok , deve prevalere la valutazione del contenuto sulla piattaforma usata, e quindi la dichiarazione in oggetto può costituire notizia per i contenuti, per quello che l’on x o y ha detto e per le eventuali repliche innescate, per il peso specifico, la competenza, l’autorevolezza di chi quel cinguettio ha lanciato. Per chi si occupa di comunicazione, per un giornalista, dovrebbe essere assolutamente scontato. Sono, come si dice, i ferri del mestiere. 

Ma il coro dei signor Nessuno che si può scatenare, scusate, anche no. Fra i coristi la cattiveria, nei molteplici significati, come ormai abbiamo dovuto imparare, abbonda. Cattiveria molto spesso abbinata a stupidità, banalità, ignoranza, incompetenza e chi più ne ha più ne metta. Che può, che deve, essere ignorata. Ormai si deve sapere fin dall’inizio che sarà inevitabile il suo manifestarsi e si deve considerarla per quello che è: non musica ma solo uno sgradevole rumore di fondo senza attribuirgli dunque la considerazione e la dignità di una voce solista. Aristocratico? No, seguo solo le regole di bazzica del giornalismo: verificare le fonti, gerarchizzare le fonti, contestualizzare la notizia. Uno non è uguale a uno. Il parere di un Premio Nobel non vale come quello del giovane ricercatore. E via esemplificando. Chiedendomi però, forse ingenuamente: ma non è che se non viene alimentato il fuoco si spenge? 

Ma attenzione. Non è solo questo il veleno nell’aria cui prestare la massima attenzione. Restiamo agli esempi fin qui fatti per introdurre l’ultima parte della mia riflessione. Torniamo a La Verità di quella benedetta domenica 15 gennaio. Perché mentre le contorsioni sulla Cgil e l’inno sovietico su cui si sono divertiti ad infierire i suoi articolisti-riuscendo a strappare un sorriso anche a ciascuno di noi- il testo messo nelle pagine interne 10 e 11 non solo non fa sorridere ma rimanda senza il minimo dubbio ai significati più negativi del termine “cattiveria”. Perché si è trattato solo di un capitolo della violenta campagna che ormai, con martellante continuità, ancora oggi, prende di mira la politica sanitaria seguita dai governi precedenti in materia di battaglia al Covid.   È un ritornello: i vaccini sono inefficaci se non pericolosi; ogni politica di contenimento, i tanto mal sopportati lock down, non sono stati altro, in realtà, che dittatura sanitaria esercitata per limitare le libertà costituzionali. 

Non ci sono notizie, in questa martellante campagna, o meglio, ci sono frammenti di notizie montate e smontate ad arte tese a contrastare la realtà ormai certamente assodata che i vaccini, volenti o nolenti, hanno quantomeno limitato le possibili ecatombe da Covid Sars2. Che poi ci possano essere in futuro nuove varianti, che la battaglia, contrariamente alle dichiarazioni ufficiali sia del tutto finita, è un conto. La negazione della realtà tutto un altro.

Una voce isolata, quella de La Verità? Una campagna isolata quella sulla sanità? Come ben sappiamo no. Anche perché l’informazione risente, ed è sempre stato così, del clima politico generale. E il clima, oggi, è quello di una informazione che ha indossato l’elmetto. Con la falange macedone di testate, giornali, televisioni, siti e blog, schierata a favore della maggioranza di governo. E qui vecchia e nuova informazione si congiungono, perché è sui social media che trovano terreno fertile le false notizie che girano incontrollate e che purtroppo inquinano anche le menti meno indifese. Passiamo dunque dall’incerto terreno della cattiveria nell’informazione a quello più roccioso della cattiva informazione. È questo oggi il terreno sul quale combattere, la frontiera democratica cui anche una piccola voce come Malacoda può dare il suo contributo con dedizione, con entusiasmo, con i suoi saperi schierati contro la barbarie delle fake news, delle contraffazioni, delle teorie complottiste, delle presunte verità brandite come manganelli, dei social media usati come ventilatori attraverso i quali spargere liquami di ogni sorta.

Restiamo in tema e distinguiamo per essere chiari. Tutto quello che non è “completezza” dell’informazione (il massimo dato per noi umani; per LA VERITA’, quella finale, non quella di Belpietro, rivolgersi in San Pietro. Forse.) è cattiva informazione. Distinguendo ulteriormente, perché la battaglia sia il più possibile efficace, fra dis-informazione e mis-informazione. La disinformazione è frutto di volontà, intenzioni, decisamente “cattive”, nella accezione più negativa del termine. Che dire? Elenchi ed esempi possono riempire ormai intere antologie. Le calunnie sugli ebrei, sugli emigranti, le colpe inesistenti attribuite agli islamici anche se i responsabili di atti di violenza sono suprematisti bianchi, e via e via. Sono però talvolta così evidenti nella loro falsità e grossolanità che dovrebbe essere abbastanza agevole identificare questo tipo di dis-informazione, anche se non è per nulla facile trovare l’antidoto contro il veleno inoculato nel corpo della società. (Forse talvolta potrebbe perfino essere saggio lasciar correre. Con i terrapiattisti, ad esempio, sono assalito dal dubbio che la mitica riforma Basaglia…). La mis-informazione, dal canto suo, appare invece intrisa di polveri più sottili ma non per questo meno velenose. È stato scritto che se “la disinformazione è un imbroglio”, la “misinformazione è un inganno”. Se chi dis informa vuole infatti deliberatamente imbrogliare, chi mis informa inganna anche per superficialità, pigrizia, incompetenza. Il risultato purtroppo non differisce molto.

Ecco allora la nostra trincea. Smascherare la cattiva informazione, sulla rivista, nei nostri incontri, nella nostra corrispondenza, non mollare mai, non stancarsi di ricercare le tessere del mosaico che compongono la realtà. Sì, mettendo ogni volta sotto la lente del microscopio parole e concetti ambigui, contrabbandati per incontrovertibili. Facciamo così con Malacoda – e rispolvero un termine caro a chi ha i capelli bianchi- contro informazione. Ci aspettano molti anni, temo, in cui avremo governi di destra e comunque una predominanza delle forze di destra nelle istituzioni, ma anche nel sentire della maggioranza della popolazione. E l’informazione, quella del mainstream ma non solo, salterà sul carro del vincitore. 


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