Il Commissario Charitos e il Diritto alla Casa

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Sono anni che seguo fedelmente la produzione letteraria di Petros Markaris ed in particolare la serie di gialli che vedono protagonista il Commissario Kostas Charitos, già Capo della Squadra Omicidi di Atene e oggi Direttore della Polizia dell’Attica.

Innanzitutto perché apprezzo la scrittura dell’Autore di origini armene, lo stile asciutto, essenziale e sobrio, che ne fa una sorta di Simenon in salsa greca, pur senza arrivare alle irraggiungibili vette del Maestro francese.

Inoltre perché, come con i romanzi gialli capita spesso, mi sono affezionato al protagonista delle storie ed alla galleria dei personaggi che gli ruotano intorno, dalla moglie Adriana al vecchio militante di sinistra Lambros Zisis.

Ma soprattutto perché Markaris con i suoi scritti intercetta con particolare tempestività e acutezza le linee di frattura, le tensioni, le contraddizioni e le vibrazioni che attraversano la Società dei nostri giorni. 

Questo accade anche con la sua opera più recente, il romanzo “La ricchezza che uccide”, pubblicato da “La nave di Teseo”.

Nella vicenda, infatti, Kostas Charitos si trova a dover dipanare una vicenda decisamente ingarbugliata, costellata di due omicidi, che ruota tutta intorno ad un problema di estrema gravità e grande attualità: la Casa, il Diritto all’Abitazione.

Mi capita spesso di chiedermi, dinanzi alla sempre più pronunciata polarizzazione della nostra società, al progressivo e incessante aggravarsi delle ingiustizie e delle disuguaglianze, quando e soprattutto dove si arriverà al punto di rottura, quale sarà l’elemento che scatenerà una reazione politica sociale.

Il romanzo di Petros Markaris prefigura e suggerisce una possibilità: può essere la Casa, il Diritto all’Abitazione l’elemento di innesco di fenomeni di ribellione e di rivalsa.

Si tratta di un’ipotesi di fantasia, ma altamente plausibile, in quanto la Casa nella vita delle persone rappresenta un fattore chiave, una necessità imprescindibile, che risponde ad alcuni dei nostri bisogni più istintivi e atavici.

Possiamo forse tollerare ancora, per debolezza, per pigrizia e per la mancanza di strade alternative, il blocco dell’ascensore sociale, l’aggravarsi delle differenze, la sproporzione delle opportunità che caratterizzano la nostra Società.

Ma la Casa rappresenta un bisogno talmente insopprimibile da poter costituire la goccia che fa traboccare il vaso, l’elemento che supera la soglia di sopportazione delle persone, determinando forme di reazione impreviste e imprevedibili.

L’auspicio è che questa ipotetica reazione, nel caso, si incanali verso forme di proposta politica e di soluzioni innovative, mentre in “La ricchezza che uccide” innesca una serie di tragedie, violenze e delitti,

Dice, nella storia, uno dei colpevoli: “E’ stato allora che la nostra tristezza si è trasformata in rabbia”; e poco più oltre: “Questa gente ricca capisce solo la violenza”.


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