Osservazioni di una lettrice  de “La costituzione non è di sinistra” Berlusconi ed. 2026  pp.206. di Antonio Polito

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Il libro è costituito da  tre capitoli: la costituzione rapita, la costituzione di sinistra, la costituzione sgradita. Sarebbe stato simpatico un quarto capitolo sulla Costituzione da salvare, anziché relegare all’interno di ciascuno dei capitoli, qualche buona parola sulla Carta, magari anche con l’aggiunta “Costituzione da attuare”, espressione quest’ultima  che per un certo periodo ha accompagnato l’attenzione verso la nostra Carta fondamentale.

Vi sono nel libro alcune ovvietà, che tutte insieme costituiscono una deviazione, una falsificazione.

Nota, giustamente, Polito come alle origini della storia della Repubblica italiana vennero prima i partiti e poi le istituzioni democratiche e ciò ebbe un peso non secondario nell’organizzazione dello stato, anche  a causa della relativa ‘giovinezza’ dello stato unitario, che aveva conosciuto solo accentramento. C’è una debolezza di architettura nella seconda parte della Carta? Forse si, ma se si guarda all’oggi forse anche no. Si vedano le sedute e le relazioni Mortati e Laconi in Seconda Sottocommissione, dove si discute delle forme di governo e i rovesci delle medaglie.  

Certo che la Costituzione non è di sinistra , ma è altrettanto certo che essa non è stata scritta, come afferma Polito, metà in latino (ecclesiastico?) e metà in russo, poiché è nata da un patto, da una promessa (cum promitto da cui compromesso) tra varie espressioni culturali e politiche storicamente presenti nel nostro Paese: la cattolica, la socialista, la comunista, la repubblicana, la liberale e…persino dell’Uomo qualunque. Dunque l’essere di  tutti è il  risultato del suffragio universale e della massiccia partecipazione, che insieme hanno prodotto una rappresentanza, specchio del Paese.

Se nel titolo, gratuitamente, si spara sul fatto che la Costituzione non è di sinistra, nel secondo capitolo  si ammicca che invece lo sia, sottacendo che Togliatti stesso disse in Prima sottocommissione (settembre 1946 ):“L’Onorevole Lucifero si è meravigliato che io abbia affermato che desideravamo una Costituzione che mettesse da parte le ideologie. Non una impostazione ideologica dunque ma un’ impostazione politica concreta derivante da una visione esatta della situazione in cui si trova, oggi l’Italia. Perciò noi non rivendichiamo una costituzione socialista. Intento ribadito nell’VIII congresso del Pci con l’assunzione della costituzione come guida dell’azione. Hanno sbagliato i comunisti a fare ciò? Hanno sacralizzato la Costituzione? e come si concilia quindi l’accusa di conservatorismo nazionale se, inoltre, si ammettono i cari prezzi pagati e i tentativi di riformare la seconda parte della Carta di D’Alema, Violante, Renzi (quand’era segretario del Pd), Napolitano? 

Forse le proposte di riforma non erano  altrettanto forti quanto le sollecitazioni a cambiare la Carta.

Polito riprende una polemica (del 1947-48) che essa la si sarebbe dovuta sottoporre a referendum popolare per essere pienamente democratica, per inverare il fatto che la sovranità appartiene al popolo. Era stata scritta dai suoi rappresentanti, di fresca elezione, e dunque non fu ritenuto necessario, nella situazione in cui versava il Paese, ricorrere ad un altro referendum. Per questo è meno forte? Si vuole negare forse il principio di rappresentanza? La stessa sovranità si esercita, in democrazia, con dei contrappesi e qui i paletti sono fissati dall’art.1 “nelle forme e nei limiti della Costituzione. 

Nel sistema di pesi e contrappesi ricadono anche i diritti ai quali corrispondono i doveri. E i comunisti, secondo Polito, hanno trascurato i doveri. E pensare che sulla tessera del Pci, stampigliato, c’era il dovere di essere cittadino esemplare. Il contrappeso della libertà è la responsabilità; l’eguaglianza ha di fronte la pari dignità sociale (art, 3); il diritto al lavoro, su cui è fondata la Repubblica (la mediazione di Fanfani portò a questa formulazione, al posto di repubblica dei lavoratori) previsto all’art. 4. al secondo comma recita: ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. “Praticamente, ironizza Polito,  un dovere di lavoro a fare comunque qualcosa fosse anche scrivere”. E allora?

La sua lettura dell’art. 3, impensierisce, perché anche dalle parti di Futuro nazionale, la sua interpretazione  è quanto meno bizzarra, come è possibile documentarsi ascoltando la registrazione della seduta antimeridiana  della Camera del  23 giugno 2026.

Sembra che Polito  trovi ridicolo  che l’art.3 si riferisca  alla libertà e l’uguaglianza dei cittadini e poi invochi il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del paese. L’italiano uno e trino, ironizza Polito. No, è uno, un singolo che dalla infanzia  si fa persona nella relazione con gli altri e cittadino  nel senso aristotelico del termine. E la Costituzione ne garantisce i diversi diritti nei suoi sviluppi, perché sono i diritti a renderci eguali. Polito si meraviglia della estensione a nuovi diritti, che dalla Costituzione possono essere riconosciuti, come: “a non nascere o a nascere comunque, da qualunque genitore; il diritto di cambiare genere al sesso, che dir si voglia, o quello di norme con l’assistenza gratuita dello Stato quando lo si ritenga il momento. La Carta non è un programma di governo, ma  sin dall’inizio si è posta il dovere di  poter registrare i mutamenti  nella e della società, senza ricorrere alla sua riscrittura (come pure accade in qualche paese) tutte le volte.

Infine Polito, dopo aver definito bizzarra la Carta, le rende omaggio, scrivendo che essa “non è dunque solo una carta dei diritti ma molto di più è una carta dei poteri e dei valori”. La Costituzione non è una carta di sogni, e sta con i piedi per terra guardando lontano. A riguardo Togliatti citò Dante Alighieri “noi siamo: come quei  che va di notte e porta il lume dietro/a sé non giova, ma dopo di sé/ fa le persone dotte”.


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