09 Lug Malacoda a Monterotondo: il lavoro tra intelligenza artificiale e nuove disuguaglianze
Si è svolta ieri sera, nella splendida cornice di Palazzo Orsini-Barberini a Monterotondo, una delle tappe della presentazione itinerante dell’Annuario di Malacoda 2025, dedicato quest’anno al tema del lavoro, che proseguirà in varie città italiane fino a dicembre.
L’iniziativa, inserita nel programma dell’Estate Eretina, ha avuto luogo in una delle sale affrescate del Palazzo, recentemente restaurata e restituita alla cittadinanza: uno spazio impreziosito da soffitti lignei rinascimentali, affreschi storici e dalla presenza dell’incantevole tela della Sacra Famiglia della Cascata, recentemente attribuita a Ridolfo del Ghirlandaio.

Ad aprire la serata è stata Alessandra Clementini, assessora alla cultura del Comune di Monterotondo, che ha sottolineato l’importanza di accogliere eventi culturali di questo respiro all’interno di luoghi simbolici per la città. Il lavoro, ha ricordato, è un tema che attraversa trasversalmente le vite di tutti e che va affrontato con coraggio, parlando di sicurezza, dignità e futuro.
A moderare l’incontro è stata Zaira Belfiore, vicepresidente di Malacoda, che ha guidato il confronto in modo dinamico, chiedendo ai relatori di restare saldamente ancorati al presente, ma con l’obiettivo di offrire visioni concrete e condivisibili. Il dibattito si è mosso nel solco dell’economia sociale, con interventi diversi ma accomunati da un’urgenza comune: ridare centralità al lavoro in una società attraversata da trasformazioni profonde.
Con la giornalista Véronique Viriglio si è parlato di disparità di genere nel mondo dell’informazione, ma anche della forza con cui molte giornaliste stanno ridisegnando il mestiere, portando sguardi nuovi, più inclusivi e complessi sulla realtà. Le donne nel giornalismo – ha ricordato Viriglio – non solo resistono a una narrazione che le vorrebbe marginali, ma spesso innovano linguaggi, approcci e priorità. Si è discusso anche dei nuovi scenari aperti dall’intelligenza artificiale, soprattutto nei contesti più difficili come le zone di guerra: «i dati, le fonti, le immagini sono oggi manipolabili in tempo reale. Il lavoro giornalistico richiede nuove competenze, ma anche una rinnovata etica».

Alberto Improda, presidente di Malacoda e avvocato esperto in diritto d’autore e proprietà intellettuale, ha affrontato il tema dell’innovazione e dell’impatto dell’IA sulle professioni del futuro: «ci sono lavori che scompariranno e altri che ancora non conosciamo. Ma il saldo, secondo le previsioni, potrebbe essere negativo. Le PMI italiane, in questo scenario, non devono essere lasciate sole: non possiamo chieder loro di snaturarsi, assumendo responsabilità che spettano al pubblico. La sfida è accompagnarle, non scaricare su di loro il costo della trasformazione».

Pietro Folena, già dirigente politico, oggi operatore culturale nel mondo dell’arte, ha riportato l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro e sui risultati del recente referendum, invitando a una riflessione profonda e non nostalgica: «non possiamo limitarci a piangere sulle macerie del passato. Serve un’analisi lucida del presente e il coraggio di immaginare un nuovo socialismo, capace di parlare a chi lavora oggi, nelle forme nuove e spesso invisibili con cui il lavoro si presenta». Folena ha rilanciato l’idea di un’economia sociale come chiave di giustizia, legata ai valori storici del socialismo ma in dialogo con la realtà digitale: «in un tempo dominato dalla tecnologia, serve una nuova grammatica del lavoro: è tempo di socialismo digitale».
Una serata densa, partecipata, radicata nel territorio, dentro uno spazio che ben rappresenta lo spirito dell’Annuario: partire dai luoghi della cultura e della bellezza per guardare lontano, connettere l’analisi al cambiamento, immaginare il lavoro non come eredità da difendere, ma come diritto da reinventare.