28 Mag Quando nulla ti appaga
di Mariangela Mincione
Estratto da Bere Bene si può, Mincione Edizioni
Progetto editoriale ad hoc per la manifestazione Un calice di Cultura in
collaborazione con Rete Imprese Castani
Guardo l’orologio sono ancora le 14.00, faccio in tempo a vedere l’ultima
puntata di Inventing Anna. L’appuntamento è fissato per le 16.00 al bar sotto
casa.
Penso che forse dovrei riguardare le domande che avevo preparato la scorsa
settimana ma poi mi dico: lascia stare le domande, conoscila, osservala, falla
parlare più che puoi, di tutto, di cosa ha fatto ieri a ferragosto, come sono
andate le ferie, con chi le ha passate, la famiglia, gli amici, il lavoro…
Accendo Netflix e mi lascio alle spalle ciò che avevo impostato: devo scrivere
quello che sento.
Inventing Anna è la storia di una ragazza di origini russe che vive parte della sua
infanzia e adolescenza in Germania per motivi legati al lavoro del padre.
Isolata dai suoi coetanei, ritaglia il suo sogno dalle riviste di moda e a 24 anni
si ritrova a New York fingendo di essere una ricca ereditiera, vive in hotels di
lusso ed è a un passo dal convincere alcune tra le banche americane più
prestigiose a concederle un prestito da quaranta milioni di dollari per aprire
una fondazione d’arte. Anna esiste, ora è in carcere per truffa.
Sono le 15.50, scendo.
Il bar è ancora chiuso, il personale ha lasciato i tavoli all’aperto segnale che
prima o dopo aprirà e ne occupo uno, il più isolato sotto un albero. Poggio lo
zaino sulle gambe, lo apro per prendere il cellulare e mi chiedo chissà come
andrà. Ho portato tutto: taccuino, penne e il computer per registrare qualora
lo concedesse.
Eccola la vedo arrivare: una donna dall’aspetto giovanile, alta, magra, è curata
mi dico con un pizzico di stupore.
“Laura? Ciao, piacere”
Non abbiamo fretta di consumare, possiamo aspettare l’apertura del bar e
intanto sederci a parlare.
“Come stai?” le chiedo. Si toglie gli occhiali da sole, ha grandi occhi neri e
bagnati.
“Bene dai” mi risponde chinando la testa e abbassando lo sguardo.Iniziamo a parlare del caldo e menomale siamo sotto gli alberi, sì lo scelgo apposta,
adesso nel quartiere si sta bene, molti sono fuori, si trova perfino parcheggio, da quanto
abiti qui?, bello avere mamma vicina, eh sì andava lei a prendere Federica all’uscita di
scuola, sai io con il lavoro…
Federica. Federica è il motivo per cui siamo una difronte all’altra.
Quando era piccola abitavano a Torre Maura ma le scuole le ha fatte a Centocelle, così mia
madre poteva andare a prenderla. Non ho mai voluto assumere baby sitters. Non mi
fidavo. Sono una mamma molto apprensiva lo riconosco, è stata dura, dovevo stare attenta
a tutto.
Quando Federica aveva un anno hanno scoperto che soffriva d’asma ed era
allergica a latte uova e derivati, grano… vent’anni fa non era come adesso. Trovavo poco e
molto caro.
Quando iniziava a crescere, mi chiedeva di restare a pranzo o rimanere a cena da
un’amichetta e avevo paura, cercavo sempre di far venire gli altri a casa nostra. Ma lei era
bravissima fin da piccola, sapeva tutto quello che poteva e non poteva mangiare. Quando
guardava gli altri bambini mangiare un gelato soffrivo per lei e corri! a comprare un
ghiacciolo…
È un fiume che scorre Laura, sorride spesso mentre parla, fa poche pause ma
non è né agitata né nervosa. Posso appuntarmi alcune cose mentre parli? Sì va bene
ma capisco che non è momento, che avrei trasformato una conversazione in
un interrogatorio e avrei negato ad entrambe la spontaneità. Ma no guarda c’ho
ripensato le dico ma sì! Tanto ci possiamo incontrare di nuovo aggiunge lei.
Chi ti ha aiutato?
La famiglia, gli amici, tutti mi sono stati vicini.
Anche il quartiere si è dimostrato sensibile…
Sì è vero, questo quartiere lo è, la gente normale lo è.
Che vuol dire normale?
Normale! Qui si sta bene, hai una casa o puoi pagare un affitto, la sera adesso ci sono
tanti locali, vai a berti qualcosa con gli amici e spesso se frequenti gli stessi locali ti riconosci
e inizi a salutarti anche con chi non sai come si chiama e la volta dopo ti presenti.
Però sai io lo capisco… dopo avermi fissata per pochi secondi abbassa di nuovo
gli occhi.
Cosa?
Quando incontri una donna come me per strada e la riconosci, provi imbarazzo, le persone
non sanno che dirti… ma che ti possono dire? Le capisco…
Cosa puoi dire a una madre che ha perso la figlia di sedici anni?
Federica esce di casa una sera, faceva freddo ricorda Laura, molto freddo.
Dodici gennaio di cinque anni e mezzo fa. Io se avessi potuto l’avrei tenuta chiusa
in casa dice in sottofondo.Avevano un accordo madre e figlia quando Federica usciva la sera ogni ora mi
doveva mandare un messaggio “sto bene ciao” basta solo questo le dicevo e quella sera
guardo l’orologio, erano da poco passate le undici, mi dico si sarà dimenticata che faccio? la
chiamo? Dopo qualche minuto mi squilla il cellulare “Chiamata Federica” ah che carina
penso, si è dimenticata di mandare un messaggio un’ora fa e mi sta chiamando…
Era la sua amica. Federica era svenuta. Laura s’infila la giacca ed esce. Arriva
sul posto, le altre persone avevano già chiamato l’ambulanza ma lei richiama
ancora.
I suoi occhi non erano né completamente aperti né completamente chiusi.
Arriva l’ambulanza, la portano al Vannini codice rosso Aspettiamo in sala
d’attesa, aspettiamo… poi escono i medici e… e Laura abbassa gli occhi.
Arresto cardiaco da shock anafilattico causato da una sostanza a cui Federica
era allergica, nello shottino che stava bevendo con la sua amica in un locale a
Piazza delle Gardenie. Federica era consapevole, l’ha detto tre volte alla barista che era
allergica al lattosio.
Le ho chiesto se aveva più incontrato la barista sì al processo, quando è stata
condannata. Era diversa rispetto a come la ricordavo, magra biondina… al processo aveva
i capelli rasati ed era grassa… immagino stia soffrendo… non deve essere facile vivere con
questo peso.
Sei arrabbiata? Le domando. Sì, sono incazzata e non tanto con lei ma con i proprietari
del locale perché sono loro ad avere la responsabilità di tutto.
Laura sa che sto lavorando a questa pubblicazione legata alla manifestazione
che parte dalla sensibilizzazione del bere consapevole.
Ti piace questa iniziativa? Sì, molto. Sono cambiate molte cose e molti modi d’intendere la
vita e il divertimento. Molti giovani, soprattutto nel nostro quartiere, bevono per sballarsi.
A chi non è capitato di ubriacarsi… ma è uno sballo aggressivo, non hanno responsabilità,
molti non hanno obiettivi, sono persi…
Non hanno sogni. Ribatto.
Vogliono il guadagno facile, indossano magliette orribili che costano 300 euro, hanno
bisogno di dimostrare quello che non sono…
Ricchi? Sì, i ricchi veri non hanno bisogno di dimostrarlo.
Le chiedo se ha Netflix, no non ce l’ho, mi ritorna in mente la storia di Anna, le
racconto chi è e cosa ha fatto Lei almeno aveva un obiettivo, una ragazza che arriva
a quei livelli ha grandi capacità… Usate male però m’intrometto Certo, ma almeno
aveva un sogno da realizzare.
Laura la morte cos’è, un’assenza? La morte di un figlio solo una madre la può capire, non
trovo le parole… sono sempre stata più brava in matematica e sorride.Federica è stata sepolta al Verano all’epoca c’era la Raggi, il Comune non concedeva
più posti, io sono andata di persona a chiederne uno per mia figlia, sono stati tutti molto
compresivi e sono riuscita a comprarlo.
Vai spesso a trovare Federica? Una volta a settimana… pensa vicino a lei ci sono tanti
ragazzi, incontro tante madri, ecco con loro non c’è nessun imbarazzo, ci capiamo senza
parlare, ho conosciuto anche la mamma di Pamela…
Non ricordavo il caso di Pamela La ragazza che è stata squartata e messa a pezzi in
una valigia.
Ci sono madri che riescono a trovare la ragione di vita perché hanno altri figli
Federica era figlia unica. Hai mai pensato al suicidio? Sì certo! Quale madre non ci
pensa dopo che perde un figlio? Ma non ne ha il coraggio e va avanti.
Un figlio diventa l’unica ragione di vita per una madre? No, non dico questo ma quando
diventi madre e improvvisamente perdi un figlio… e inizia a sbattere di taglio la mano
sul tavolino
Sei spezzata? Sì, continui la tua vita, continui a lavorare, riesci anche a distrarti qualche
sera con gli amici, ma non ti appaga nulla.
Le parole forse le abbiamo trovate, penso. Quando nulla ti appaga.
Ci guardiamo in silenzio per qualche secondo, alzo lo sguardo verso il cielo,
mi sembra si sia abbassata la luce e le chiedo Che ora abbiamo fatto? Sono le otto!
Si alza per pagare. Oggi offro io.