23 Lug Arnaldo Pomodoro tra Arte, Design e Architettura
Arnaldo Pomodoro, mancato a Milano il 22 giugno 2025, ha rappresentato nel panorama culturale contemporaneo, italiano e internazionale, una figura di grande spessore e spiccata originalità.
La sua opera, difficilmente inquadrabile in una esatta corrente di pensiero artistico, si è infatti collocata in un peculiare e ideale punto di intersezione tra Arte, Design e Architettura.
L’artista già dai primi Anni Cinquanta sviluppa uno stile del tutto peculiare, un linguaggio fortemente distintivo e personale, fondato sull’esplorazione della materia e delle sue possibilità espressive.
Nel 1966 a Pomodoro viene commissionata una sfera monumentale di tre metri e mezzo di diametro per l’Expo di Montréal: è il momento decisivo della sua vicenda umana e artistica.
L’opera, oggi collocata permanentemente davanti alla Farnesina a Roma, segna il suo ingresso nel mondo dell’arte pubblica internazionale e diventa il prototipo di una lunga serie di installazioni in spazi pubblici e istituzionali, in ogni angolo del mondo.
Le sculture dell’artista romagnolo hanno trovato felice collocazione al centro delle piazze più diverse: le più celebri sono quelle posizionate davanti al Ministero degli Esteri a Roma e al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York, ma altre si trovano anche a Milano, Copenaghen, Brisbane, Parigi, Los Angeles, etc.
Le opere di Pomodoro si caratterizzano per inserirsi naturalmente ed efficacemente nello specifico ambiente urbano, stabilendo un rapporto osmotico ed organico con il contesto, giungendo ad un’integrazione e ad un’interazione davvero effettive.
Una scultura, infatti, facendo ricorso alle parole dell’artista stesso, “ha senso quando trasforma il luogo in cui è posta, quando ha una valenza testimoniale del proprio tempo, cioè quando riesce ad improntare di sé un contesto, per arricchirlo di ulteriori stratificazioni di memoria”.
La peculiare collocazione di Arnaldo Pomodoro tra Arte, Design e Architettura emerge anche da un curioso aneddoto, narrato da Giorgio Soavi nel suo saggio “Adriano Olivetti – Una sorpresa italiana”.
Racconta il poeta e romanziere lombardo, appassionato di arti figurative, storico collaboratore dell’Ingegnere di Ivrea, che ad un certo momento Adriano Olivetti gli chiese:
“A chi farebbe disegnare la camicia per il primo calcolatore elettronico italiano Olivetti?
Non avevo dubbi: mi uscì fuori il nome di Sottsass.
Il quale lavorò per Adriano con una pazienza a me sconosciuta, quella di tutti i giorni e di tutte le notti, a quell’insieme di scatole, armadi, con dentro le meraviglie delle cose che non avrei mai capito, le meraviglie che erano state messe insieme con il progettista, Mario Tchou.
Quando il grande armadio fu pronto dissero che il presidente della Repubblica italiana, Giovanni Gronchi, sarebbe arrivato nella sede del palazzo Olivetti di via Clerici, progettato da Fiocchi Bernasconi e Nizzoli – e poi venduto da Carlo De Benedetti quando Carlo si assicurò la gestione della Olivetti. Adriano mi chiese cosa si poteva offrire, cosa inventare per un omaggio al Presidente Gronchi in occasione di quell’evento.
Scelsi una piccola scultura di Arnaldo Pomodoro, un giovane artista allora poco noto, ma adatto, per similitudine, a progettare un oggetto in bronzo che chiamò «Le Pietre del matematico».
Il nome di Arnaldo venne rivelato da tutti i giornali italiani in occasione di quell’evento. Da quel momento l’elettronica italiana aveva il proprio calcolatore, Pomodoro era noto e la Olivetti era entrata tra i grandi del mondo”.
Ha scritto Sebastiano Bagnara che “il design può essere pensato come quella attività umana che programmaticamente distribuisce nell’ambiente le conoscenze necessarie laddove e per quando ne avrà bisogno, liberandoci dal peso di dovercelo ricordare”.
Arnaldo Pomodoro ha lasciato nel mondo impronte che saranno di fondamentale importanza per gli archeologi del Futuro, vere e proprie mappe delle ferite, degli slanci e delle angosce del nostro Tempo.