Marketing, arte e cultura. Nella fotografia per Yves Saint Laurent

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L’International Center of Photography (ICP) è considerato tra le principali istituzione al mondo dedicate alla fotografia e alla cultura visiva. Fondato a New York nel 1974 da Cornell Capa (fratello minore del reporter di guerra Robert Capa) promuove immagini socialmente e politicamente orientate. Da allora l’ICP ha presentato più di 700 mostre, offerto migliaia di corsi e ospitato un’ampia varietà di programmi pubblici. L’ICP ha inaugurato il suo nuovo centro integrato al numero 84 di Ludlow Street, nel Lower East Side di Manhattan, nel gennaio 2020.

Dal prossimo 11 giugno l’ICP ospiterà l’esposizione Yves Saint Laurent e la Fotografia con cui esplora come l’immagine fotografica sia stata centrale per la maison Yves Saint Laurent nel corso di quattro decenni.

Yves Mathieu-Saint-Laurent, nato nel 1936 a Orano in Algeria, inizia la sua carriera nel 1955 come assistente del couturier parigino Christian Dior.  In seguito all’improvvisa morte di Dior nel 1957 viene nominato direttore artistico della Maison Dior.  Al ritorno dal servizio militare e dal successivo ricovero per depressione però viene a sapere che è stato sostituito e fonda quindi la casa di moda che porterà il suo nome.

La prima collezione presentata nel 1962 ottiene immediatamente il plauso della critica. La maison diverrà nota per la reinterpretazione di capi tradizionalmente maschili (come tailleur pantalone e trench) in look audaci e femminili che ridefiniscono come solo Coco Chanel aveva saputo fare prima di lui il guardaroba femminile contemporaneo.

Il design di Yves Saint Laurent ha reso omaggio ad artisti come Mondrian, Picasso e Van Gogh e tratto ispirazione da luoghi lontani, in particolare Marrakech. Saint Laurent chiude la maison nel 2002 e viene a mancare nella sua casa di Parigi il 1° giugno 2008, all’età di settantuno anni.

Yves Saint Laurent e la Fotografia all’ICP riunisce oltre 300 oggetti, tra cui fotografie di Richard Avedon, Cecil Beaton, Guy Bourdin, Robert Doisneau, Horst P. Horst, William Klein, Annie Leibovitz, Steven Meisel, Duane Michals, Helmut Newton, Irving Penn, David Seidner e Andy Warhol.

L’intento è quello di mostrare come il mezzo sia stato utilizzato non solo per la promozione, ma come elemento vitale nella definizione dell’identità, dell’influenza e del suo discorso culturale. In particolare la mostra illustra come l’eredità di questo band si sia consolidata in gran parte attraverso l’immagine fotografica.

Yves Saint Laurent manteneva un rapporto attivo con innumerevoli fotografi, considerando la fotografia come un mezzo per superare i limiti di ciò che era ritenuto accettabile o rilevante, in particolare per quanto riguarda i ruoli e le aspettative di genere.

Jean-Claude Sauer, Cocktail dresses “Homage to Pop Art”, F/W 1966 haute couture collection. LIFE magazine, September 1966 © Jean-Claude Sauer

Jean-Claude Sauer, Cocktail dresses “Homage to Pop Art”, F/W 1966 haute couture collection. LIFE magazine, September 1966 © Jean-Claude Sauer.

Divisa in due sezioni, la prima raccoglie immagini che tracciano cronologicamente l’evoluzione delle creazioni di Yves Saint Laurent e i ritratti emblematici dello stilista. Dallo straordinario scatto di Irving Penn del 1957 a quello di Patrick Demarchelier del 2004, dalle immagini sperimentali di William Klein del 1962 a quelle scattate da Bettina Rheims nel backstage delle sfilate degli anni ’80, ogni immagine testimonia un’epoca.

La seconda sezione ripercorre questi stessi anni attraverso la presentazione di oltre 200 oggetti provenienti dagli archivi del Musée Yves Saint Laurent di Parigi: si tratta di provini a contatto, quaderni pubblicitari e cataloghi di campagne, ritagli di stampa, riviste e fotografie personali, che rivelano il ruolo centrale che la fotografia ha svolto nella vita dello stilista e nella storia della sua maison.

Questa ricerca rappresenta un’estensione della missione dell’ICP, volta a esaminare la storia della fotografia per comprendere come questo mezzo possa continuare a influenzare la vita contemporanea in modo democratico, dimostrando al contempo come la moda sia stata parte di un ampio cambiamento sociale e culturale attraverso la rappresentazione di genere, le strategie di marketing, le risposte ai movimenti giovanili e la globalizzazione.

James Moore, Models from the S/S 1966 haute couture collection.  Harper’s Bazaar, Marzo 1966 © James Moore © Yves Saint Laurent


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