L’Esquilino merita un hub culturale. Salviamo l’ex Zecca

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L’ex Zecca dell’Esquilino non può diventare l’ennesimo episodio della gentrificazione del centro della Capitale.
Da anni si susseguono interventi di valorizzazione immobiliare di palazzi storici, prima sedi di uffici pubblici, banche, servizi. Gli acquirenti sono grandi fondi, gruppi alberghieri, poteri finanziari che cambiano la natura della città. Si tratta, lo so bene, di processi strutturali globali che sono intervenuti in tutte le grandi metropoli avanzate.
Ma all’Esquilino questo processo va fermato. Del resto, la recente decisione di trasformare gli storici MAS, i Magazzini allo Statuto – luogo popolare soprattutto per l’abbigliamento, chiuso da molti anni – nell’Accademia Costume & Moda, con un intervento di forte impatto sociale, dimostra che anche i privati, in una buona relazione col territorio e con l’amministrazione locale, possono dare un segno diverso rispetto a quello speculativo.
Gli argomenti che hanno portato l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato a rinunciare al loro progetto di dar vita a un grande centro culturale polivalente all’Esquilino, nel Palazzo dell’ex Zecca dello Stato, appaiono sinceramente disarmanti. Si afferma che quello presentato in passato era un processo troppo oneroso. A parte il fatto che l’IPZS non è un’impresa, e i suoi profitti sono in costante crescita, l’idea di trasformare questo patrimonio in un palazzo di uffici, per fare cassa, è davvero miope. Viene umiliata la storia della Zecca per un’operazione di speculazione. Altri grandi enti pubblici o a partecipazione pubblica – penso a FS, o a CDP e alla stessa Leonardo – si sono dotati di loro Fondazioni al fine di valorizzare culturalmente e, perché no, anche economicamente il proprio patrimonio.

E il MEF cosa dice? Appoggia e condivide quest’operazione?
Giustamente esponenti della destra di Governo, anche in questi giorni dopo l’incendio del gazebo bar di Piazza Vittorio, chiedono più vigilanza rispetto a criminalità e degrado. Il loro Governo, però, rinuncia a realizzare un grande progetto culturale che potrebbe aiutare il risanamento del quartiere.
E per combattere il degrado non servono i militari o le leggi speciali. Serve la cultura. Servono fabbriche di creatività, di educazione, di integrazione e di dignità. Mi auguro che il Sindaco Roberto Gualtieri, con la sua forte sensibilità verso le operazioni culturali, continui a far sentire la sua voce per fermare questo scempio. C’è bisogno di correggere o riformulare il progetto originario? Benissimo. Ci sono tanti soggetti privati e della società civile pronti a partecipare alla realizzazione di un progetto ambizioso. L’ex Zecca può diventare un grande hub culturale della Capitale che cambia il volto all’Esquilino. Appunto: una fabbrica di cultura e di dignità.
Non merita il triste destino di aggiungersi alla staticità dei palazzi per uffici, per di più con mensa, e addio indotto, dimenticando la propria storia. Questo non è un dibattito urbanistico. È una cartina al tornasole su chi guida davvero può cambiare il destino di un quartiere. Chi sceglie gli uffici al posto della cultura, rinuncia a governare: si limita ad amministrare, E così son bravi tutti.


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